Inquadramento storico

Le origini del suo nome, in passato erroneamente connesse alle vicende dei vicini regni dei Cozii, a causa dell’assonanza dei nomi, più verosimilmente è da intendersi come continuazione del latino Covaceus, tra le cui varianti compare anche Covaz, dal latino cova (plurale di covum), che significa cavità, nascondiglio scavato, qui unito al suffisso aceus, ed è attestato dal 1048 con la forma “Covatiae” e dal 1159 come “Covaceis”.

I primi documenti che attestano l’esistenza del paese risalgono all’anno Mille, quando Coazze si ritrova compreso tra i possedimenti della Sacra di San Michele. A partire dal ‘500 il paese è regolato da un proprio statuto comunale e da quell’epoca fino all’inizio del Novecento si configura come un borgo rurale legato alla pastorizia e all’agricoltura.

La maggior parte dei Coazzesi è dedita ai lavori campestri, e specialmente all’arte di tessere la tela, dalla quale occupazione ricavano un considerabile vantaggio. Attendono poi anche alla pastorizia, ed i pascoli che esistono in quel loro territorio, rendono i medesimi capaci di tenere numerose mandrie, e di soave gusto riescono le ricotte che vi fabbricano.

Per quel che risguarda le proprietà minerali del suolo, avvi nel territorio di Coazze del quarzo bianco amorfo, e nella regione detta alle Freire trovasi ferro oligista micaceo a scaglie minute. Se ne coltiva anzi una cava, i cui strati sono dello spessore di un metro: esso è di buona qualità.

(Di Giaveno Coazze e Valgioie: cenni storici con annotazioni e documenti inediti – V. Claretta, Torino 1850)

Nel corso dell’800 si sviluppano le prime attività industriali legate all’estrazione del talco e del ferro, e, verso la fine del secolo, alla tessitura della canapa e alla produzione di carta, cartone e iuta.

All’inizio dello secolo scorso, anche i giovani Coazzesi partecipano alla Grande Guerra: il monumento all’Alpino e gli alberi che lo circondano ricordano il sacrificio dei caduti.

La seconda guerra mondiale vede Coazze come roccaforte della lotta partigiana durante la Resistenza. A perenne ricordo di tali fatti rimango l’Ossario dei Caduti e la Fossa Comune di borgata Forno, oltre all’Ecomuseo della Resistenza che sviluppa una serie di percorsi sulle montagne circostanti il paese dove si rifugiarono e combatterono i partigiani.

 

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La freschezza del clima, la quiete garantita dalla secolare ombra di faggi e castagni, l’armonia del paesaggio e le innumerevoli possibilità di gite e escursioni, hanno reso Coazze celebre meta di villeggiatura. L’atmosfera di villeggiatura della Belle Epoque è ancor oggi tangibile nelle splendide ville in stile liberty costruite attorno al vecchio centro storico.

Se il declino delle industrie locali nell’ultimo quarto del secolo scorso ha portato da un lato allo spopolamento, dall’altro ha favorito il maturare di una nuova sensibilità verso il contesto naturale e rurale del paese, che si traduce nella valorizzazione di un turismo ambientale e culturale in armonia con il territorio. Nell’ambito delle attività coordinate dell’Ecomuseo dell’Alta Val Sangone, negli ultimi anni sono stati fatti interventi per il recupero funzionale delle caratteristiche rurali delle borgate: forni, lavatoi, sentieri, mulattiere, piloni votivi, che oggi mostrano elementi di inattesa attualità e di grande interesse.

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